209-Il problema dei sassi

scritto da Iviola
Scritto Ieri • Pubblicato 10 ore fa • Revisionato 7 ore fa
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Testo: 209-Il problema dei sassi
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Sono una creatura di città. Mi spiego meglio, dai due anni fino ad oggi – tranne una breve pausa deprimente di tre anni – ho sempre vissuto in cittadine di medie-piccole dimensioni.
Di conseguenza ho sempre vissuto in appartamenti di condomini di medie-piccole dimensioni. Niente giardini, pochi spazi esterni privati. Poche piante private, niente animali domestici. Il luogo aperto più grande in cui sono stata, in campagna, lo visitavo solo poche volte l’anno e non l’ho mai davvero vissuto come abitante stabile, quindi non ne ho la mentalità. Per me, una casa bella in cui vivere, è in una città media, come la mia di origine.
Un paio di anni fa, io, mio marito e il nostro gatto, ci siamo finalmente trasferiti dalla topaia in cui abitavamo in una casa che serenamente definirei La Casa. Il mio imprinting abitativo è stato una casa decrepita che non possedeva i minimi standard di abitabilità, ma era l’unica che mia madre poteva permettersi: niente riscaldamento, salvo una stufa appena tiepida di ghisa in salotto, niente isolamento delle finestre o del tetto da cui pioveva regolarmente dentro, niente acqua calda assicurata che spesso durante la doccia diventava d’improvviso fredda. Ovviamente niente balconi, ascensore, amenità di questo genere: il quarto piano con scale altissime e tra l’altro neanche un citofono, per cui se qualcuno suonava toccava andare in fondo ad aprire per poi tornare su, per sapere chi fosse al portone.
Nonostante tutto quella casa l’ho amata tanto, piena di mobili d’accatto e resa il più possibile accogliente dal suo animo da arredatrice e da pura ottimista.
La casa successiva, ottenuta dopo anni e anni dal comune, aveva sì terrazzo e balcone, ma non li gestivo io. 
Dopo la parentesi case orrende (ben tre) di cui neanche voglio parlare, l’anno scorso dicevo siamo approdati a questa: La Casa. Per quel che mi riguarda, ha tutto. Ma davvero tutto quel che possiamo desiderare: metratura più che abbondante, ascensore, moltissimo verde intorno, luce e ventilazione ideali, vicinanza ai mezzi pubblici, ottima posizione per le nostre sedi lavorative, silenzio celestiale, un garage enorme e persino vicini splendidi. Pure l’amministratore è una persona gentile, pignola e disponibile. Fra le chicche che non mi aspettavo e che speravo ci fossero, ci sono un lungo balcone e un ampio terrazzo. Li avevo promessi al mio micio e casualità ci sono. 
Il lungo balcone funziona come un’estensione di servizi utili da tenere fuori: stendibiancheria, raccolta differenziata. Il terrazzo, invece, è bello da abitare e qui ho dovuto imparare come si arreda un terrazzo, ovviamente con la consulenza di mia madre, arredatrice nell’animo, piena di buon gusto estetico e conoscitrice dell’intero catalogo ikea. 
Così l’anno scorso, ho progettato con lei – cercando di frenarla perchè tende ad essere un tantino invadente con le sue idee – come arredarlo. Ci ho messo due belle poltrone comode, un tavolino solido, un mobiletto che funziona anche come panchetta, un portavasi con telo per coprire e ovviamente piante. Io sono una totale neofita con le piante, le poche che ho avuto erano d’appartamento e morivano regolarmente, nelle poche occasioni in cui le ho cercate di fare sopravvivere. Ma questa volta ho deciso di ovviare sbizzarrendomi con le scelte, che comprendevano due piante finte, per il periodo invernale in cui tutto il decor vegetale va in ibernazione. Il vero problema è un altro (oltre a dover tenere pulito anche il terrazzo, ma basta una spazzata di foglie secche talvolta), oltre al mio pollice color verde marcio, cioè il vento.
La Casa è al quarto piano, in una bellissima posizione rispetto al sole, ed è estremamente ventilata. Per chi non lo sapesse, intorno alla punta nord del Garda spirano vari venti regolari ogni giorno, e infatti ogni giorno c’è parecchio vento, che talvolta diventa davvero forte e così i miei poveri alberelli finti e veri cascano. E qui c’è il problema dei sassi. Essendo cittadina non ho praticamente mai avuto esperienza di sassi grossi, non come geologa, ma nella vita quotidiana. Nei luoghi che frequentavo regolarmente, al massimo trovavo la ghiaia, e niente sassi grandi. Non avrei saputo dove procurarmene facilmente. Per i vasi cadenti ho comprato così i sassolini decorativi, inutili al mio scopo. E poi, La Casa mi ha fornito la soluzione. Fra le molteplici perfezioni di questo luogo c’è la posizione geografica: siamo circondati dalla natura, pur essendo una cittadina ben collegata e servita. Dove abitavo prima ero a dieci minuti dal lungolago e dalle spiagge, ora invece sono a dieci minuti dal lungo fiume. E credetemi, è stupendo. Una lunga passeggiata che può portarmi fino al Garda oppure fino ai paesi più a nord, a seconda di come io voglio, tutto fiancheggiato da moltissima natura selvatica e dalla corrente del Sarca. Una mattina così sono uscita con due belle borse resistenti e sono andata in cerca di sassi grossi, di pietre aguzze e lisce belle pesanti. Ne ho trovate un sacco, proprio come ne trovavo sull’Oglio da bambina.
Ora il problema ulteriore è: ma si possono raccogliere i sassi oppure no?

209-Il problema dei sassi testo di Iviola
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